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numero 3 - dicembre 2010

Gentile socia, gentile socio,
in occasione delle imminenti festività, desideriamo porgerti i nostri migliori auguri di Buon Natale e
Felice Anno Nuovo, a modo nostro, inviandoti un nuovo numero di La Rete siamo noi.
Così, in attesa di vederci di persona domani sera al nostro incontro conviviale di fine anno, ti
auguriamo una buona lettura.
Un cordiale saluto.
Il Comitato Direttivo

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La Rete siamo noi

La comunità dell’Associazione Rete DPI

numero 3 - dicembre 2010
In questo numero:
- Introduzione
- Il sorpasso dei figli unici
- Filosofia: maschile e/o femminile?
- Fiocco rosa
- Identità negata
- Pari opportunità
Introduzione
Comitato Direttivo

Anche quest'anno in prossimità del nostro incontro conviviale natalizio, che avrà luogo giovedì 16
dicembre 2010 presso il Ristobar Udine (via Ghega 10), esce un nuovo numero di La Rete siamo noi.
Il desiderio è che tale strumento rappresenti un'opportunità per alimentare e sviluppare il network
delle socie e dei soci. Perciò un ringraziamento particolare va come sempre a coloro che hanno
contribuito alla stesura di questo numero e di quelli precedenti, perché attraverso i loro racconti
personali, le loro storie di vita e le loro esperienze professionali hanno offerto a tutti un ulteriore
momento di condivisione e riflessione. Stili diversi che raccontano esperienze vissute da persone
differenti per provenienza ed aspettative, ma con qualcosa in comune: il desiderio di costruire un
futuro migliore per tutte le donne e tutti gli uomini.
Di seguito esplicitiamo le poche regole che ci siamo poste/i. Possono scrivere e ricevere La Rete
siamo noi tutte le socie ed i soci in regola con le quote associative. Posto che ciascuno è
responsabile di ciò che scrive, è previsto che ogni contributo sia firmato. La lunghezza di ciascun
contributo sarà di 1 pagina (1 cartella) massimo. Vanno rispettate le tempistiche che ci porremo di
volta in volta. Per quanto riguarda le tematiche, queste, in linea con il nostro Statuto, saranno
esperienze legate al tema della cultura di genere e delle pari opportunità, maturate in ambito
personale, lavorativo, in ambito culturale e storico, o derivate dal confronto con altre culture e
religioni. Non saranno presi in considerazione scritti di propaganda, né scritti lesivi per chicchessia.
Chi desidera rivedere i numeri precedenti di La Rete siamo noi, può trovarli sul nostro sito
www.retedpitrieste.it, dove tra l’altro vengono inseriti costantemente tutti gli aggiornamenti relativi
alle attività svolte dall’Associazione.
Buona lettura.
Il sorpasso dei figli unici
Laura Musina

L' ISTAT, nel 2005, pubblicava il rapporto "Essere madri in Italia” affermando che - tra le difficoltà
economiche, di lavoro e di organizzazione – sebbene le donne italiane aspirassero ad avere oltre due
figli, una volta nato il primo, si fermavano per vari motivi personali e sociali. Le cause, secondo il
rapporto, erano da ricercare nel fatto che l’età media delle primipare è salita a 29 anni, in quanto la
laurea e la sistemazione lavorativa sono scelte prioritarie, ed inoltre si evidenziava la difficoltà di
trovare e mantenere un lavoro in presenza di prole più o meno numerosa e - questa è la vera
peculiarità delle coppie italiane – il fatto che si aspettano anni prima di replicare una maternità,
iniziata magari già oltre i 30 o i 35.
Secondo questo rapporto l’Italia si stava avviando a divenire una nazione di figli unici; ebbene
questo è puntualmente avvenuto, come confermato dallo stesso ISTAT con un rapporto del 2010.
Il sorpasso c'è stato, le coppie con un solo figlio sono il 46,5% contro il 43,0% delle famiglie con due
figli, e il 10,5% di quelle dove i fratelli sono tre o più.
L’ultima rivoluzione demografica italiana è UN BAMBINO solo in una folla di adulti (due genitori,
quattro nonni, se va bene un paio di zii e cugini); abbiamo raggiunto l'Italia del figlio unico, delle
"famiglie verticali", della famiglia cortissima con il bambino singolo, prima generazione di ragazzini
senza fratelli, costretta a inventarsi reti sociali e parentele del tutto nuove.
Una metamorfosi di massa, dove il ritratto classico del figlio unico si polverizza e moltiplica per
migliaia di figli unici, con l’esigenza di un urgente ripensamento delle reti relazionali ed anche sociali
del paese.
Sembrano i numeri di una sconfitta; chi decide di mettere su famiglia nell'80% dei casi afferma di
volere "due o più figli" ma poi si ferma a uno soltanto, e l'avanzata del figlio unico sembra
inarrestabile a causa di un intreccio dove, secondo demografi e sociologi, la mancanza di welfare e
di servizi si unisce ad una cultura in cui al figlio si deve dare il più possibile, anche in termini
materiali.
Le statistiche, infatti, dicono che più cresce il numero dei figli più si è a rischio povertà. Tanto che
nel milione e mezzo di italiani che vivono, secondo l' ISTAT, in condizioni di "grave indigenza" -
senza nemmeno il denaro per mangiare a sufficienza - circa il 30% è costituito dalle famiglie
numerose, con più di tre figli, considerati la massima soglia sopportabile per una famiglia media.
Dietro l'esercito dei figli unici, fenomeno crescente anche in altre zone della UE, spesso c'è anche il
tempo troppo lungo che passa dalla nascita del primo figlio alla decisione di metterne al mondo un
altro, che poi magari non arriva più ma, soprattutto, la mancanza storica di politiche per la famiglia.
Per invertire la tendenza l’esempio a cui guardare è la Francia, oggi in testa ai Paesi europei come
tasso di natalità, arrivata ai minimi storici di fecondità, come nel nostro Paese, ma che con delle
politiche mirate ha ribaltato la situazione.
Filosofia: maschile e/o femminile?
Marzia Battistutti

Filosofia: questo termine rievoca in molte persone ricordi di scuola, ricordi risalenti ai tempi della
adolescenza, quando tra le discipline studiate ve ne era una un po’ particolare, che sviluppava la
passione per la sapienza, la ricerca di conoscenze fondamentali, l’attitudine a porsi continuamente
domande, a vedere i problemi, ad analizzarli e a comprenderli, senza indicare soltanto una soluzione;
una forma di sapere particolare, non tanto facilmente accessibile, per cui entusiasmarsi o, al
contrario, per cui provare insofferenza, se non noia, con la consapevolezza che sarebbe rimasto un
sapere incomprensibile o quasi, che al momento doveva però essere memorizzato, almeno per
quanto avevano sentenziato i filosofi nel corso dei secoli, dall’epoca della Grecia antica in poi.
I filosofi: perché nello scorrere i manuali, i libri di testo, ma anche volumi di impostazione più
specialistica, pochi sono i nomi femminili che compaiono; certamente la storia tutta, e quella
filosofica non fa eccezione, è stata scritta per lo più da uomini, quindi la mancata citazione delle
donne non stupisce. Ma tentativi di far emergere il ruolo delle donne nella elaborazione del sapere in
tutti i campi si moltiplicano, anche di riflesso agli studi di genere che dal secolo scorso continuano a
cercare di illuminare storia e condizioni dell’ ”altra metà del cielo”.
La Filosofia ha acquisito gradualmente le caratteristiche di un pensiero logico e virile che ha escluso
le donne dalla conoscenza, nonostante ci sia stato tramandato che nell’ambito della scuola di
Pitagora (VI secolo a. C.) le donne fecero la loro prima apparizione come seguaci e praticanti di
filosofia, dottrina abitualmente riservata ai maschi in una società greca dell’antichità in cui la
condizione della donna era di marcata subordinazione nei confronti dell’uomo, nel senso di una
condizione di quasi completa esclusione dai ruoli e dalle funzioni direttive della società: la cultura,
l’arte, la politica. Maternità, gestione dell’economia domestica, educazione dei figli determinavano la
specificità e la partecipazione della donna alla vita sociale. Emarginata dai ruoli pubblici della polis,
alla donna era però accessibile il campo religioso, in ruoli importanti come sacerdotessa e
profetessa. Gli uomini riservavano per sé la sfera del Logos, delegavano alle donne la sfera del
sacro.
Dopo un tanto lungo percorso di riflessioni filosofiche dell’occidente nel proseguire dei secoli, il
Novecento presenta due pensatrici di valore assoluto, Simone Weil e Hannah Arendt, che danno
senso a tutta la filosofia del secolo, con le loro esperienze interessanti e complesse, oggetto di una
ridda di interpretazioni e suscitatrici di interrogativi molteplici. Sono considerate, ma non sono le
uniche, filosofe a pieno titolo, capaci di affrontare questioni dense e pesanti, dall’ambito teoretico a
quello etico-pratico e storico-politico.
Opportuno è chiedersi se sia possibile una interpretazione alternativa dello sviluppo storico del
pensiero occidentale. Si può porre come fondamentale la nozione di soggetto (entità astratta e
universale, neutra, in cui chiunque s’avvicini alla riflessione filosofica si possa identificare,
indipendentemente dalle caratteristiche fisiche e biologiche, sociali, storiche), nozione da cui
consegue la neutralità del discorso filosofico rispetto alle condizioni materiali di esistenza di chi lo
pratica, oppure si deve tendere a rintracciare il carattere sessuato della riflessione filosofica per
disvelarne la falsa universalità, la falsa neutralità della rappresentazione del soggetto umano?
Pensiero e opere delle poche o molte autrici che si sono manifestate nella storia sono una voce altra
nella cultura delle varie epoche? Si possono individuare galassie di conoscenze, costellazioni di
valori, comete di progetti che evidenziano elementi e categorie di un sapere e un pensiero filosofico
femminile, altro e alternativo a quello dominante nelle tante epoche della storia? Si possono
rintracciare percorsi, confronti, storie, dottrine, interpretazioni che le donne hanno proposto su se
stesse, sugli uomini, sulla realtà tutta, sull’essere che possano dirsi altro rispetto a quanto elaborato
nella riflessione dagli uomini? Questo altro / alternativo si può confrontare / intrecciare / integrare /
completare con la tradizione filosofica comunemente studiata e nota? Sono esistiti nella storia
culturale momenti di dialogo tra pensiero maschile e pensiero femminile?
Tante domande, ma fare filosofia consiste proprio nel porre domande e nell’andare alla ricerca delle
risposte, ricordando che la ricerca stessa, improntata al dialogo e al confronto delle diverse
prospettive, è più importante del trovare le risposte, posto che a molte domande non è possibile dare
una risposta definitiva, forse è solo possibile avvicinarsi a una soluzione provvisoria che solleciti
nuove ricerche.
Fiocco rosa*
Edi Haipel

Siamo a Maggio, il mese delle rose e delle spose, il profumo dei lillà si interrompe alla notizia
riportata dalla stampa “…donna fatta a pezzi dal convivente in quanto voleva lasciarlo. Con questo
delitto le donne uccise in “famiglia” superano i morti per mafia dall’inizio dell’anno…” e siamo
appena a Maggio, forse a Luglio raddoppieranno o a Novembre triplicheranno. Io mi chiedo esisterà
da qualche parte un Falcone, un Borsellino, un qualsiasi magistrato che davanti a questa statistica
dica basta e dichiari guerra a questi assassini di donne, donne con l’unica colpa di aver avuto il
fiocco rosa sul portone di casa il giorno della nascita e non il salvifico fiocco azzurro? In strada
vengono stuprate e uccise, in casa bastonate e fatte a pezzi, e adesso dopo il ritrovamento di Matera
neppure in Chiesa sono al sicuro.
Mai così attuale il riecheggiare ai matrimoni ...”auguri e figli maschi”, ...sarà anche un buon augurio,
però che tristezza!
Muggia, 5 maggio 2010
Identità negata*
Edi Haipel

Dall’inizio dell’estate, quotidianamente, i giornali ripetono notizie di cronaca a dir poco irritanti se
non offensive dai titoli: “Uccise due escort”; “getta la convivente dal balcone”; “accoltellata la
badante straniera”; “trovato il cadavere di una prostituta, ecc. Possibile che sia così difficile
chiamarle DONNE? È forse meno grave l’omicidio di una donna se la chiamano ex piuttosto che
escort? Anche da morte alle donne viene negato il sostantivo di genere preferendo l’aggettivo di
comodo! Che sia un preludio al ripristino del delitto d’onore?
Muggia, 6 agosto 2010
Pari opportunità
Edi Haipel

Nell’odierna società ognuno di noi è alla ricerca di un posto al sole.
Le donne, quando riescono a raggiungerlo, il più delle volte il sole è già tramontato.
* Articolo inviato alla Rubrica Segnalazioni del quotidiano Il Piccolo

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